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Giornata mondiale dei genitori: prendersi cura di una risorsa sociale

By 16 Giugno 2022 No Comments

di Iside Cianci

Era il 17 settembre 2012 quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite istituì la Giornata mondiale dei genitori che ogni anno si celebra il 1° giugno come riconoscimento e dedica al ruolo cruciale rivestito dalla coppia genitoriale nel formare ed educare gli adulti di domani. Prendersi cura dei genitori significa dunque prendersi cura delle generazioni che verranno e della società del futuro. A questo proposito, noi professionisti di Psico Pronto Soccorso ci proponiamo di offrire uno spazio di ascolto e di sostegno ai genitori che stanno attraversando un periodo di difficoltà nella crescita dei propri figli, accompagnando il caregiver a conoscere ed esplorare nuove risorse su cui poter contare. 

DIVENTARE GENITORI: LE DIFFICOLTÀ

È un dato di fatto che diventare genitori rappresenti un momento di grande cambiamento sia nella vita del singolo che in quella di coppia. Gli equilibri vengono stravolti, ci sono nuovi compiti a cui assolvere, nuovi ritmi, priorità diverse ma soprattutto si tratta di qualcosa che nessuno può insegnare. È, dunque, possibile scontrarsi con delle difficoltà legate al nuovo ruolo che si riveste, dal momento che ciò induce ad una ristrutturazione a livello personale e individuale di identità, della propria vita interiore, del senso di sé nonché una revisione dei diversi tipi di relazioni interiorizzate e reali. Altre difficoltà possono risiedere, invece, nel rapporto con il/la proprio/a figlio/a ma ciò non rende la persona un genitore sbagliato o un cattivo genitore. È importante, a questo proposito, avere in mente che genitore e figlio sono principalmente due persone che entrano in relazione ciascuno con la propria soggettività con il proprio mondo interiore e pertanto, come qualsiasi relazione, è possibile scontrarsi con alcune differenze o diversità. Ciò che risulta essere importante è la modalità con cui la coppia genitoriale o il genitore riesce a gestire e fronteggiare tale conflittualità. Le difficoltà, poi, possono riguardare anche la relazione coniugale tra i partner che inevitabilmente va incontro a diverse trasformazioni in seguito a nuove esigenze: la divisione del lavoro intra ed extrafamiliare, la suddivisione dei compiti relativi alle richieste del bambino nonché nella gestione della quotidianità domestica. Il passaggio da coppia a famiglia comporta, quindi, una profonda riorganizzazione di tempi e spazi, sia fisici sia mentali. Secondo Whelan (1975) tali cambiamenti scatenano complesse dinamiche di rinegoziazione dello spazio della coppia, sul piano sia affettivo-relazionale sia socioeconomico. Tale processo dovrebbe condurre a una legittimazione reciproca dei propri vissuti e bisogni in quanto partner di una coppia e all’integrazione della dimensione genitoriale nella relazione coniugale. Per favorire ciò, è fondamentale stabilire una comunicazione aperta, sensibile allo stato dell’altro nonché un confronto tra i partner circa i propri bisogni e le proprie aspettative. Adottando tale modalità comunicativa e relazionale, la coppia riuscirebbe a vivere la transizione alla genitorialità in un clima di maggiore comprensione e serenità (Parolin, Sudati, 2014). 

IL RUOLO GENITORIALE: DALL’IDEALIZZAZIONE ALLA CONSAPEVOLEZZA

Ma cosa significa essere genitori? Alcuni autori definiscono la funzione genitoriale come, innanzitutto, una funzione pre-esistente e parzialmente indipendente dalla generatività biologica che implica la capacità di comprendere i bisogni dell’altro, di proteggerlo e di accudirlo riconoscendone la soggettività in molteplici situazioni che richiedono l’attivazione di competenze di cura a livello fisico e affettivo-relazionale (Fava Vizziello, 2003). Dunque, essere genitori significa garantire un ambiente familiare sano e protettivo in cui il proprio bambino possa crescere. All’interno di tale ambiente saranno cruciali le interazioni che quest’ultimo costruirà con gli adulti di riferimento: esse rappresentano la struttura fondamentale attraverso cui il piccolo costruirà un proprio modello interattivo e relazionale dell’incontro con l’altro che ripeterà, dunque, nelle relazioni fondamentali nel corso della vita (come quella con il partner). Inoltre, un altro peso rilevante è dato alla qualità della relazione co-genitoriale tra i partner. In effetti, è stato rilevato che i bambini che vivono in famiglie in cui è presente una maggiore solidarietà co-genitoriale presentano una maggiore competenza emozionale e una maggiore fiducia in se stessi nei compiti frustranti, mentre bambini che vivono in famiglie i cui genitori sperimentano maggiori contrasti co-genitoriali tendono ad avere comportamenti più aggressivi e provocatori (McHale, 2007). È in questo senso, pertanto, che i genitori svolgono una funzione fondamentale nel formare ed educare gli adulti di domani. Sicuramente si tratta di una grande responsabilità e, pertanto, può capitare di non sentirsi all’altezza o di avere paura di non farcela, di fallire, di non riuscire nell’intento che la figura genitoriale si propone. Altre emozioni possono essere il disagio, il sentirsi sbagliati o dei cattivi genitori, stati d’animo che richiamano il senso di colpa. Come fare? Sebbene la genitorialità sia determinante e incisiva nella crescita, nello sviluppo e nell’educazione del proprio bambino, occorre anche sottolineare che i genitori perfetti non esistono e aspirare ad esserlo probabilmente implica scontrarsi con una discreta quota di frustrazione. Winnicott, psicoanalista inglese di formazione pediatrica, parlava di madre sufficientemente buona (1947) proprio per sottolineare che non è realistico né necessario che la madre sia perfetta e infallibile bensì che sia sufficientemente brava, imperfetta ma sana e affettivamente presente, in grado di trasmettere sicurezza e amore. 

 GENITORI E SOCIETÀ

Educando i propri figli, i genitori contribuiscono al bene della società di cui fanno parte. Allo stesso modo, prendersi cura delle famiglie e dei genitori è prendersi cura della società di domani e quindi del futuro collettivo. Si tratta di un rapporto di reciprocità su cui vale la pena soffermarsi poiché spesso dato per scontato. Le famiglie, di fatto, sono spesso pensate come nuclei indipendenti, separati dalla comunità di cui fanno parte. Eppure è proprio grazie all’esistenza della famiglia che la società viene sollevata dall’onere di sostenere, ad esempio, quei membri che non riescono a provvedere al proprio sostentamento (bambini, anziani, disabili, ecc..). La famiglia, pertanto, esenta la società dal prendersi cura dei bisogni di base del singolo ed è per questo che ne rappresenta una parte fondamentale. Tuttavia, il gruppo famiglia, inclusa la coppia genitoriale, è immerso e vive nel contesto sociale che conseguentemente ha il dovere di prendersi carico e cura di ciascun suo membro in modo da favorire le condizioni ottimali per lo sviluppo del benessere collettivo che comprende anche la dedizione nei confronti dei genitori.

Per approfondire:

Fava Vizziello, G.M. (2003). Psicopatologia dello sviluppo. Il Mulino, Bologna. 

McHale, J.P. (2007). La sfida della cogenitorialità. Tr. it. Raffaello Cortina, Milano 2010.  

Parolin M., Sudati L. (2014). “Il processo di transizione alla genitorialità”.  In: La funzione genitoriale. Sviluppo e psicopatologia. Raffaello Cortina, Milano.  

Whelan, E. (1975). A baby?…Maybe: A Guide to Making the Most Fateful Decision of Your Life. MacMillnan, London, UK. 

Winnicott, D.W. (1947). “L’odio nel controtransfert”. In: Dalla pediatria alla psicoanalisi. Martinelli, Firenze 1975.  

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