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I ragazzi di oggi sono come noi

By 6 Agosto 2022 No Comments

di Gaia Flavia Favaron

“Ma cosa fa tutto il tempo nella sua stanza?” 

Nel lavoro clinico con gli adolescenti e le loro famiglie emerge un disorientamento, un’incomprensione da parte dei genitori che si trovano spiazzati dai comportamenti e dalle manifestazioni di sofferenza dei figli. Gli adulti di oggi a volte faticano a rispecchiarsi nel vissuto dei più giovani, così lontano da quello che ricordano della propria adolescenza. Ci troviamo di fronte alle prime generazioni nate con Internet, cresciute sia nel mondo corporeo che nella realtà virtuale. Gli adolescenti di oggi, a differenza di quelli dell’era pre-digitale, non sono presenti solo là dove li vediamo. Gran parte della loro mente non è dove sta il corpo: molta della loro attenzione non è nel qui ed ora, ma online. La realtà virtuale è, a tutti gli effetti, una realtà: non è fittizia né meno importante solo perché non vi è il corpo. Internet è un ambiente.

Le nuove emergenze sociali, dunque, prendono vita in un mondo virtuale. Internet non è solo una fonte potenziale di dipendenza o il motivo che intrappola il ragazzo e lo costringe nella stanza: la rete è utilizzata soprattutto per vivere. I ragazzi attraverso i social network esistono, si manifestano, si relazionano proprio come i loro genitori facevano nelle piazze, negli oratori e nei campetti negli anni passati. L’adolescente pre-digitale si vestiva in un certo modo, si faceva vedere con il nuovo partner, coltivava la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale, nella piazza o nei luoghi di aggregazione del suo ambiente, per affermare se stesso, per trovare un posto nella società, per essere visto e riconosciuto dagli altri. È in quel luogo fisico che incontrava i suoi pari e stringeva legami, entrava in conflitto e si innamorava. Oggi l’adolescente non può limitarsi a questo, perché la sua identità si afferma anche attraverso i social del suo tempo (Instagram, TikTok per citarne alcuni): il suo profilo parla di lui, delle sue passioni, delle sue capacità sportive, del suo stile estetico, di chi è amico, dei luoghi che frequenta. L’amicizia che instaura nel virtuale è un’amicizia “affettiva”, cioè fatta di parole e condivisione, immagini, storie impregnate di valori e significati, e non “operativa” dal momento che non si esprime in  azioni e comportamenti che appartengono al mondo corporeo. In queste piattaforme l’adolescente mantiene un legame con gli amici, con il partner, manifesta le sue opinioni, prende posizioni. La sua presenza sui social è fondamentale per il mantenimento delle sue relazioni, in modo che noi adulti riusciamo bene a immaginare e comprendere, se pensiamo all’uso smodato che facciamo di Whatsapp, per sentirci vicini ai nostri cari. Il contatto con gli altri attraverso i social diventa dunque il modo con cui mettere alla prova le proprie capacità sociali e relazionali (Lancini, 2017).

L’uso dei videogiochi, soprattutto quelli in cui si interagisce per mezzo degli avatar con altri giocatori, permette ai ragazzi di simulare alcune esperienze relazionali, che si negano nel mondo esterno. Gli adolescenti che nel mondo corporeo si sono sentiti in difficoltà a sostenere i conflitti con i compagni, quelli che non mettono in campo l’aggressività perché temono di uscirne sconfitti e coperti di vergogna, utilizzano i videogiochi per vivere esperienze di competizione attraverso avatar, cui hanno attribuito le caratteristiche fisiche e le competenze che desiderano. Qui gareggiano, si sfidano, si misurano con i loro rivali, vincono e perdono: soddisfano, dunque, il bisogno di misurarsi con gli altri e affermare sé stessi. I videogiochi assumono quindi il significato di “palestra” di competenze sociali (Cirillo e Lancini, 2022). Ciò permette di non mettere in gioco il corpo, ma di aderire completamente ad una dimensione immaginaria che implica una relazione sia con altri soggetti via Internet, sia, in senso intrapsichico, tra le varie parti del sé adolescenziale (Charmet, Comazzi, e Spiniello, 2014). 

Attraverso ciò, dunque, riescono a rispondere ad alcuni dei compiti evolutivi dell’età adolescenziale, come la nascita sociale e la definizione e formazione di valori. Sebbene la rete sia dunque un elemento fondamentale per la crescita psichica e sociale dei giovani di oggi, questa li espone a pericoli, la cui gravità non è minore rispetto a quella dei rischi che si corrono nel mondo cosiddetto “reale”. Il cyberbullismo, il revenge porn e la presenza di adescatori che si nascondono attraverso false identità sono solo alcuni dei fenomeni che possono mettere in pericolo chi utilizza la rete.  

L’invito dunque è quello a non demonizzare Internet e l’uso apparentemente smodato che i nostri ragazzi ne fanno. Gli adulti di riferimento oggi sono chiamati a prendersi cura della vita virtuale dei giovani, non invadendo i loro ambienti, ma fornendo loro strumenti per muoversi responsabilmente e strategie per ripararsi dai danni e dalle ferite. Queste considerazioni ci portano a pensare che negare l’uso dei dispositivi non è la soluzione, bensì serve affiancare gli adolescenti ad un loro uso consapevole e sicuro. Come quando li abbiamo accompagnati alla prima serata in discoteca o al primo weekend da soli, oggi li accompagniamo all’uso di Internet: un ambiente imprescindibile per la loro crescita.

Per approfondire:

Charmet, G.P., Comazzi, D., Spiniello, R. (2014). L’intervento clinico con i ragazzi ritirati. La bruttezza immaginaria: giovani che pensano di essere brutti. Milano: Il Minotauro. 

Cirillo, L., Lancini, M. (2022). Figli di internet. Trento: Erickson.

Lancini, M. (2017). Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Milano: Mondadori. 

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