
P. Picasso, Guernica
di Sara Pipeschi
Che cosa succede alla mente quando vengono compiute azioni di crudeltà? Spesso, quando sentiamo parlare di tragedie, di omicidi, o quando sentiamo parlare delle attuali situazioni di guerra oppure si ripensa al periodo dell’Olocausto, il pensiero comune porta a definire tali atti come disumani e ad identificare coloro che li hanno compiuti come “mostri”. Avviene un distacco tra “noi” e “loro”, siamo portati a pensare che simili azioni non possano provenire dalla mente umana. Possiamo dire che certamente una mente sana non può attuare simili azioni di distruzione, ma cosa avviene?
Facendo riferimento al pensiero di Winnicott, sembra innaturale che qualcuno possa compiere azioni violente, crudeli, se non attuando un distacco emotivo dall’azione che viene compiuta. Riprendendo le sue parole, spiega: “Nessuno può essere crudele una volta raggiunta la capacità di preoccuparsi, tranne che in uno stato di dissociazione” (1958). Sembra quindi che per poter attuare azioni di crudeltà l’individuo non debba accedere alla possibilità di preoccuparsi, del senso di colpa, come se non ci fosse paura delle conseguenze delle proprie azioni. Si attua un distacco: l’individuo in questo caso non ha accesso all’empatia, alla possibilità di mettersi in contatto con l’altro, che diventa invece un oggetto.
Freud parla di scissione, un meccanismo di difesa che caratterizza una separazione nel funzionamento psichico a seguito di un conflitto. Viene descritto anche come conseguenza ad un trauma: il pensiero viene scisso, separato, non c’è accesso.
In psicoanalisi si è parlato ampiamente anche dei meccanismi che l’appartenenza ad un gruppo, ad una “massa”, comporta: far parte di un gruppo con degli ideali molto forti e che suscita la violenza determina la messa in atto dei meccanismi appena citati, come la dissociazione e la scissione. Le Bon scrive nel suo saggio “La Psicologia nelle masse”: acquistano una sorta di anima collettiva per il solo fatto di trasformarsi in massa. Tale anima li fa sentire, pensare e agire in un modo del tutto diverso da come ciascuno di loro – isolatamente – sentirebbe, penserebbe e agirebbe (1895). Si ha una anestesia collettiva, che ultimamente è stata risvegliata dalle proteste attuate dai cittadini, nelle piazze.
La massa rappresenta per Freud un tipo particolare di connessione sociale che porta all’attuarsi di un funzionamento che elude il pensiero individuale e spinge i singoli verso l’accettazione, la condivisione e l’attuazione, senza ripensamento alcuno, delle idee dominanti. Gli appartenenti alla massa vengono trascinati dal pensiero comune, tralasciando il loro pensiero individuale. Come scrive Ambrosiano, “Freud vuole individuare il meccanismo su cui poggiano questi fenomeni, e immagina un qualche legame libidico capace di rendere gli individui come granelli anonimi partecipi di una mentalità, condivisa senza l’apporto della riflessione personale” (2022).
Per quanto riguarda i disturbi dissociativi di per sé, possono essere identificati come una modalità disfunzionale di protezione dalla minaccia e derivano da situazioni traumatiche per l’individuo: per proteggersi, il soggetto si allontana col pensiero dalla situazione che sta vivendo, si anestetizza emotivamente per non “sentire” quello che sta succedendo. Le esperienze traumatiche infantili stesse, spesso, sono sottoposte a dissociazione, “incapsulate ed isolate dal flusso di coscienza” (Giustino, 2016). Citando Freud, si ha “una lacerazione dell’Io che non si cicatrizza e si approfondisce col tempo” (1938,558).
Come si ferma tutto ciò?
Possiamo dire che per evitare o interrompere la spirale di odio e di dissociazione è necessario un ascolto terapeutico; in questo modo possiamo aiutare la persona a riaprire la mente, andare a recuperare cosa ha provocato l’interruzione di pensiero, a riappropriarsi della propria individualità, offrendogli uno sguardo di comprensione ed empatia.
Per approfondire:
Ambrosiano, L. (2022) La Massa in Psicoanalisi, SpiWeb, https://www.spiweb.it/la-ricerca/ricerca-psicoanalisi/la-massa-psicoanalisi-cura-laura-ambrosiano/
Freud, S. (1892-95). Studi sull’Isteria, O.S.F. I, Boringhieri, Torino.
Freud, S. (1938). La Scissione dell’Io nel processo di difesa, O.S.F. XI, Boringhieri, Torino.
Le Bon, G. (1895), Psychologie des foules, (Psicologia delle Folle). Librairie Félix Alcan, Parigi.
Giustino, G. (2016), Dissociazione (trauma), SpiWeb, https://www.spiweb.it/la-ricerca/ricerca-psicoanalisi/dissociazione-trauma/
Winnicott, D. (1958) Dalla pediatria alla psicoanalisi, Giunti, Firenze, 2017.